La Cava di Marmo

Lo sviluppo di processi geologici sul sedimento calcareo presente nella zona di Cottanello ha portato alla formazione di un marmo particolare variabile nel colore e nella forma

Data:
15 Aprile 2021
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Il marmo di Cottanello

 

Cottanello dà il suo nome ad una tipica pietra rosata, nota appunto come “marmo di Cottanello”, che in termini geologici si può definire come un calcare marnoso rossastro o rosato appartenente alla Formazione della Scaglia Rossa. Tale pietra fu utilizzata soprattutto tra il XVII e il XVIII secolo dal Bernini e dal Borromini per decorare molte chiese di Roma (tra cui San Pietro, Sant’Agnese in Agone, Sant’Andrea al Quirinale). La cava di estrazione principale è localizzata a circa 1 km e mezzo dal paese, e la sua attività si è protratta fino agli anni ’70 del ‘900. Il marmo di Cottanello è stato utilizzato anche in epoca romana, in varie località e in monumenti di epoche diverse (ad es. Pompei, Ercolano, Ostia, LucusFeroniae). Si conosce solo una scultura realizzata in Cottanello, un grande labrum, un bacino con piedistallo che doveva arredare una residenza senatoria o imperiale.

Nella villa romana di Cottanello la pietra è variamente utilizzata: nelle sue diverse qualità più o meno venate, è infatti impiegata per i cubiliadi rivestimento delle pareti, per alcune soglie, per i basamenti di portici, lastricati e gradini, per le tessere dei mosaici e per alcuni elementi architettonici attualmente collocati nel peristilio, cioè un fusto, due capitelli tuscanici ed un capitello dorico. Nel 1722 furono realizzati i due leoncini di Venezia collocati nella piazzetta che ne prende il nome, ovvero piazzetta dei leoncini, ubicata vicino Piazza San Marco.

 
La Cava di Marmo
 
La cava si trova a pochi chilometri dal paese, lungo la strada che conduce ai prati di Cottanello. Le pareti sono disposte su due livelli e in quello più alto è presente una struttura a gradoni con tracce di attività antica con piccone, insieme a tracce di sondaggi recenti con trapano; in quest'area è conservato un fusto di colonna sbozzato e non ancora staccato dallo strato di roccia sottostante: accanto alla colonna vi sono inoltre altre superfici con gli incavi praticati per estrarre i blocchi, dai quali potrebbero essere stati cavati fusti simili. Sulla destra vi è una grotta dove sono presenti diverse iscrizioni, una delle quali, incisa sulla volta, riporta la data 1688 insieme alle lettere BC, probabilmente le iniziali di colui che all'epoca aveva la concessione dello sfruttamento. Sono presenti, inoltre, dei simboli che fanno pensare ad una fase originaria di sfruttamento di età più antica; possiamo infatti riconoscere numeri romani all'interno di cartigli come il cinque, il dieci, anche ripetuti (“VVV”, “XXX”) e il simboloche nelle cave romane indicava il numerale 1000. Tra i due terrazzamenti è presente una zona con gli scarti di lavorazione, mentre nella terrazza inferiore sono maggiormente evidenti le tracce dell’attività estrattiva moderna, testimoniata innanzitutto dai numerosi blocchi di differente lavorazione presenti su tutto il pianoro.
 
Da Febbraio 2018 la Regione Lazio ha riconosciuto  Monumento Naturale l'Eremo di San Cataldo e il Marmo rosso di Cottanello.

Ultimo aggiornamento

Giovedi 10 Giugno 2021